Il lunedì nero delle Borse europee

Le borse europee hanno bruciato oltre 160 miliardi di euro in una sola seduta. Restano forti le preoccupazioni politiche che pesano sui mercati finanziari, legate al voto per le presidenziali in Francia e le dimissioni del premier olandese. Piazza Affari perde più di tre punti percentuali a metà mattina dopo aver aperto in terreno estremamente negativo. Così anche le altre Piazze europee. Leggi Moneta sonante contro il moralismo di Marco Valerio Lo Prete - Leggi Arriva il manifesto anti austerità di Michele Masneri
8 AGO 20
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Le borse europee hanno bruciato oltre 160 miliardi di euro in una sola seduta. Restano forti le preoccupazioni politiche che pesano sui mercati finanziari, legate al voto per le presidenziali in Francia e le dimissioni del premier olandese. Piazza Affari perde più di tre punti percentuali a metà mattina dopo aver aperto in terreno estremamente negativo. Così anche le altre Piazze europee.
Si respira un'aria pesante in chiusura a Piazza Affari dove il Ftse Mib ha lasciato il 3,83 per cento a 13,849 punti. Vola lo spread, che supera i 410 punti. All’indomani delle elettorali in Francia il deficit del pil nell’Eurozona scende al 4,1 per cento e la Spagna entra in recessione.
Il timore, secondo alcuni analisti, sarebbe il seguente: un cambio di governo a Parigi e la crisi ad Amsterdam potrebbe mettere in discussione gli obiettivi di risanamento dei conti pubblici dei due paesi e quindi in Europa.
Anche Londra ha perso l'1,6 per cento, Francoforte il 2,7 per cento, Parigi l'1,8 per cento. Sul fronte obbligazionario è risalito lo spread tra Btp e Bund, che prima ha toccato quota 410 punti e poi è sceso fino a 405 dopo aver aperto a 393 e aver chiuso venerdì a 395. E' il livello più alto dallo scorso gennaio.
I dati Eurostat diffusi stamane sono invece solo in parte positivi: nel 2011 all'interno della zona euro si è evidenziata una riduzione del deficit ma un aumento del rapporto debito/Pil.
Moneta sonante contro il moralismo di Marco Valerio Lo Prete
Con l’Europa piegata sotto il peso del debito pubblico e delle massicce dosi di austerity, i banchieri centrali restano gli osservati speciali da parte di politici e investitori. Solo una politica monetaria accomodante, è infatti il ragionamento di molti osservatori, potrebbe rendere meno gravosi gli impegni riformatori assunti dai paesi in crisi [continua a leggere]
Altro che recessione, qui siamo in piena grande depressione. A sostenerlo è Paul Krugman nel nuovo saggio che esce il 30 aprile in America. Più che di un semplice libro, si tratta di un manifesto anti austerity che prende il via da un parallelo preciso con il periodo tra le due guerre, quando l’economia fu salvata da John Maynard Keynes: uno che se rinascesse oggi non troverebbe molto seguito, almeno dalle parti di Francoforte [continua a leggere]